13.02.2017

Sono in un’unione sacramentale da 24 anni. Tredici anni fa io e mio marito ci siamo separati, perché il nostro era un rapporto molto difficile. A causa dei suoi comportamenti violenti, non ho visto altra possibilità che presentare domanda di divorzio. La mia decisione è stata approvata nel colloquio con un religioso, che mi ha detto: «Prima il processo penale e poi il divorzio». Abbiamo quattro figli. Ho sofferto molto, vedendo che tutta quella situazione danneggiava i miei figli. Mi sentivo anche impotente. Non avevo un lavoro e l’appartamento, in cui abitavamo, non era mio. Quando era in corso da un anno la causa di divorzio in tribunale, ho avuto un colloquio con un altro sacerdote, che mi ha comunicato che esiste la separazione e che le persone credenti dovrebbero scegliere quel tipo di tutela della loro situazione. Immediatamente ho deciso di trasformare la mia domanda di divorzio in una domanda di separazione. Oggi ringrazio Dio, per aver messo sulla mia strada quel sacerdote. Dato che la causa è durata quasi tre anni, il tribunale ha emesso la sentenza di divorzio, motivandola con la dissoluzione della convivenza. Intanto mio marito aveva conosciuto un’altra persona, con la quale ha contratto un’unione non sacramentale ed ha avuto due figli.
Tutta questa situazione mi ha spinto a cercare il mio posto nella Chiesa. Nel 2006 ho trovato la Comunità dei Matrimoni in Difficoltà Sicar, che per me è tuttora un enorme sostegno. Lì ho saputo che il marito, da cui ho divorziato, è ancora mio marito. E’ nella Comunità che mi sono convinta del fatto che le promesse, che ho fatto a mio marito nel giorno delle nozze, il primo maggio 1993, sono ancora vincolanti per me e che nulla mi esime dal rispettarle. E’ qui che mi sono imbattuta nel motto della Comunità, che dice: «Qualsiasi matrimonio sacramentale può essere salvato» ed esso mi ha fatto capire che dovevo aprirmi all’azione della grazia di Dio e cominciare a collaborare con Lui. Ho deciso di pregare per la salvezza del nostro matrimonio. Ho pregato anche per la donna, con cui stava mio marito e sono stata liberata dall’enorme dolore e dalla sofferenza di essere stata tradita. Ho perdonato tutto a mio marito ed ho scoperto che lo amo ancora. Sono disposta ad accoglierlo e a ricostruire il rapporto con lui. Sono pronta anche ad accogliere i figli che mio marito ha avuto da quella relazione, se solo ce ne sarà la necessità o il bisogno. Questi 11 anni di impegno nella Comunità li vedo come un dono enorme del Signore per me. Con l’aiuto di varie persone sono riuscita ad affittare un appartamento e ho trovato un lavoro. Dopo qualche anno, avendo avuto una promozione sul lavoro, ho avuto la possibilità di comprare l’appartamento. Ogni giorno sperimento un rapporto profondo con Dio e la consapevolezza che è vicino e mi tiene per mano. Dio è un Dio fedele.
Da qualche anno sono a capo del Centro di Opole e cerco di aiutare gli altri coniugi in crisi, mostrando loro la via per crescere nell’amore verso Dio e verso la persona che hanno sposato in chiesa. Alla Comunità si avvicinano varie persone, sia quelle abbandonate che quelle che hanno fatto del male ai loro coniugi. Sperimentare la trasformazione dei loro cuori e il riordino della loro vita mi dà molta forza. Un sostegno impagabile per la Comunità sono i sacerdoti fedeli al Vangelo, che con grande cura ci aiutano a restare nella verità.

Marzena
Polonia

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13.02.2017

Il Signore sia lodato!

Mi chiamo Agnieszka. Ad aprile di quest’anno saranno passati 23 anni dalla celebrazione del mio matrimonio. Da settembre del 2009 mio marito se n’è andato e mi ha lasciato con tre figlie (di 12 anni, 8 anni e 9 mesi). Mio marito attualmente vive con una convivente, dalla quale ha avuto una figlia (di 5 anni).
Quando ho scoperto il tradimento di mio marito sono rimasta scioccata. Per fortuna ho trovato aiuto nella Comunità dei Matrimoni in Difficoltà Sicar. Lì, durante gli incontri con un sacerdote, uno psicologo e con altre persone simili a me, ho scoperto che l’ amore che provavo per mio marito nonostante il suo tradimento, non era niente di anormale. Il tradimento faceva male e molto, mi feriva più di quanto potessi immaginare, ma non eliminava automaticamente dal mio cuore l’amore per mio marito. Era paradossale, ma avvertivo che lo amavo ancora di più. Nella comunità Sicar ho incontrato uomini e donne, che nonostante il tradimento attendevano i loro coniugi. Ho capito che il sacramento del matrimonio e le promesse, che avevo fatto a mio marito, erano ancora vincolanti per me e che il fatto di essere stata tradita non mi esimeva assolutamente dalla fedeltà. Ho pregato tanto, per riuscire a perdonare il tradimento a mio marito, e anche alla donna, con cui lui era andato a vivere un anno dopo che se n’era andato di casa. Non so in quale momento ciò sia effettivamente avvenuto, ma mi sono sentita benissimo. La pace del cuore, la gioia e il sorriso hanno cominciato ad accompagnarmi ogni giorno.
La situazione non è semplice, perché mio marito e la sua convivente abitano nella nostra stessa parrocchia. Ci incontriamo alla messa. Alle mie figlie dispiace, quando sto seduta con loro in chiesa, mentre di fronte è seduto mio marito con la sua convivente e la sua bambina. Molte persone della nostra parrocchia si scandalizzano, quando vedono questa situazione, perché ricordano ancora come io, mio marito e le nostre figlie partecipavamo insieme alla messa. Le figlie capiscono che il padre vive nel peccato e non può ricevere la Comunione nel suo cuore. Ma non capiscono perché nell’esortazione “Amoris Laetitia” si giustifichi un tale permanere nella nuova unione con cause di forza maggiore (l’educazione della figlia). Si domandano, perché quella figlia nata fuori dal matrimonio sia più importante di loro.
Di recente la nostra figlia maggiore ha avuto con il padre una conversazione seria. Lui si è giustificato, dicendo che «la sua vita era andata così». Monika mi ha riferito quello che aveva detto al padre a quell’affermazione, cito testualmente:«…Papà, non raccontarmi stupidaggini, queste sono state solo e unicamente le tue scelte e le loro conseguenze. Scegliendo il tradimento e convivendo con una donna, non sapevi, avendo già tre figlie, che potevi mettere al mondo un altro figlio? Non hai pensato a quale dolore avresti dato a noi e alla mamma in questo modo? Perché pretendi che comprendiamo te e la tua situazione, quando tu non hai affatto tenuto conto della nostra situazione? Non hai pensato a quanta umiliazione e vergogna abbiamo provato e continuiamo a provare, vedendoti con quella donna e sapendo che vivi ogni giorno nel peccato? Eppure puoi cambiare questa situazione, la mamma continua ad aspettarti…».
Non so se questa conversazione abbia provocato dei cambiamenti nell’atteggiamento di mio marito, ma da un po’ di tempo lui mi telefona più spesso e risponde alle mie telefonate (prima questo non succedeva).
Spero che Voi vescovi sosterrete me e le mie figlie negli sforzi che facciamo per la salvezza di mio marito e per il suo ritorno al nostro matrimonio sacramentale.

Le porgo i miei distinti saluti,

Agnieszka
Polonia

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13.02.2017

Mi chiamo Milena, ho 31 anni e vorrei presentare la mia storia. Nove anni fa mi sono sposata in chiesa. Dopo due anni di matrimonio, mio marito se n’è andato a vivere con un’altra donna, dalla quale ha avuto un figlio. Da 7 anni io cresco da sola nostro figlio Bartuś e da 5 anni io e mio marito siamo divorziati.
Gli inizi della nostra vita matrimoniale sono stati felici e pieni di progetti per il futuro; entrambi desideravamo dei figli e costruire una famiglia davvero piena d’amore. Purtroppo, con la nascita del bambino e la comparsa dei problemi della vita di ogni giorno, in mio marito si è spento piano piano l’entusiasmo che lo aveva accompagnato all’inizio del nostro cammino insieme, sono cominciati i litigi e i contrasti, dopo un po’ anche le violenze fisiche. Nonostante ciò, continuavo a credere nel nostro futuro insieme e cercavo di salvare il matrimonio. Mio marito però ha scelto un’altra strada e si è legato ad una donna molto più giovane, dalla quale dopo un po’ ha avuto un figlio, anch’esso maschio. Dopo due anni di matrimonio, i miei progetti per il futuro erano andati in frantumi e quando ho saputo dell’amante di mio marito, mi sono sentita crollare il mondo addosso, come se non fossi più capace di vivere. Il nostro figlioletto aveva perso suo padre. E’ stato un periodo molto pesante e difficile… Tuttavia, dopo una fase di dolore e di sofferenza, Dio ha cominciato a curare il mio cuore ferito, è arrivata una conversione vera e profonda, con la quale ho ritrovato il senso della vita.
Tre anni fa ho trovato la Comunità dei Matrimoni in Difficoltà Sicar, dove ho conosciuto molte persone stupende, che nonostante il tradimento del coniuge (che spesso vive in un’altra unione, dalla quale sono nati dei figli), perseverano nella fedeltà alle promesse matrimoniali, che hanno pronunciato. Ricordo come mi sentivo debole e abbattuta allora e chiedevo a Dio di darmi la forza di rimanere nella fedeltà. E così Dio ha purificato il mio cuore, il che è stato spesso molto doloroso e ha comportato uno sforzo da parte mia. E’ stato un periodo di intenso lavoro su me stessa e dura tuttora. Ma il Signore operava, convertiva e raddrizzava le vie. Ho cominciato a pregare per mio marito ed anche per la sua amante. Gli ho perdonato tutto il male che mi aveva fatto. Dal mio cuore sono scomparsi la rabbia, il rancore e la sensazione di aver subito un torto.
Sono sempre rimasta in buoni rapporti con mia suocera. Purtroppo mio marito non si metteva in contatto con nostro figlio molto spesso. Tuttavia si sono verificate anche situazioni, in cui ci siamo incontrati in quattro, io, mio marito, nostro figlio e il figlio di mio marito dell’altra unione ed abbiamo passato del tempo insieme. Ricordo quella volta che siamo stati insieme al circo ed io tenevo i bambini – davo una mano a nostro figlio e l’altra al figlio di mio marito nato fuori dal matrimonio. Ricordo perfettamente che pace sentivo allora nel cuore, non avevo nessun sentimento negativo nei confronti di quel bambino, sapevo che lui non aveva nessuna colpa. Ero felice del fatto che Dio mi avesse dato la grazia di cavarmela in simili situazioni. Attualmente mio marito si è separato dall’amante, dalla quale ha avuto un figlio, ma nella sua vita continuano a comparire nuove donne.
L’ultimo Sinodo sulla Famiglia ha suscitato molte discussioni animate. Molti pensano che la Chiesa abbia cominciato ad accettare le unioni non sacramentali unicamente perché in esse ci sono dei figli nati fuori dal matrimonio. Sulla base della mia esperienza posso affermare che i figli non rappresentano un ostacolo al ritorno dei coniugi legittimi e che per Dio nulla è impossibile, come confermano anche le testimonianze di altri membri della Comunità Sicar. Un altro punto controverso è stato quello della Comunione ai divorziati. Non riesco ad immaginare la situazione nella quale mio marito, vivendo con un’altra donna, si accosti alla Comunione, infatti io rimango pur sempre sua moglie. Non si può vivere nello stesso tempo nel peccato e nello stato di grazia santificante. Che ne sarebbe, in tal caso, della scelta fatta da coloro che desiderano mantenersi fedeli al coniuge e a Dio? In una situazione simile la fedeltà non avrebbe più senso…
Cari Vescovi, metto nelle Vostre mani la testimonianza della mia vita, contando di ricevere un appoggio e un aiuto nei miei sforzi per la salvezza di mio marito e per il suo ritorno al matrimonio sacramentale.

Un saluto nel Signore

Milena
Polonia

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13.02.2017

Il Signore sia lodato!

Mi chiamo Bożena. Faccio parte della Comunità dei Matrimoni in Difficoltà Sicar, ma prima di entrarvi, ho vissuto in un’unione non sacramentale per 4 anni.
L’uomo che avevo sposato in chiesa se n’era andato 12 anni fa, con un’altra donna, lasciandomi con un figlio di 6 anni. Dopo due anni mi sono legata ad un altro, ci siamo sposati con rito civile e, dopo un anno, da quella unione ho avuto un figlio. Stando con quell’uomo pensavo che avrei riempito il vuoto e la tristezza, in cui vivevo dopo che mio marito se n’era andato. Almeno apparentemente la nostra unione sembrava felice (avevamo costruito una famiglia, uscivamo a passeggio insieme, andavamo in vacanza, ci occupavamo di nostro figlio, come anche di quello del mio matrimonio sacramentale). Tuttavia continuava a mancarmi qualcosa, ero triste, agitata. Ho cominciato a cercare Dio. Quando partecipavo alla messa, mi rattristava molto il fatto di non potermi accostare alla Comunione, perché vivevo in un peccato, che mi allontanava da Dio, Lo feriva e mi chiudeva la via della salvezza. Mi addolorava il fatto che infrangevo le promesse fatte davanti a Dio nel Sacramento del Matrimonio e che commettevano quello stesso peccato mio marito, vivendo con un’altra donna, e l’uomo al quale mi ero legata. Quando ho parlato col mio partner di quello che accadeva nel mio cuore, dei miei dubbi, del peccato, mi ha risposto che ora si vive così e che i tempi sono cambiati. Io continuavo a voler modificare la situazione; ho trovato un corso Alfa, che ha reso più profonda la mia fede. Ho cominciato ad amare Dio sempre di più e perciò ad allontanarmi dal mio partner. Ho deciso di andar via di casa. L’unico pensiero che mi tratteneva dal farlo era che avrei privato un il mio figlio più piccolo di una famiglia completa e che lui, che era nato da quella seconda unione, avrebbe vissuto il dramma del divorzio dei suoi genitori. Infatti avevo dei ricordi molto sgradevoli di quando mio marito se n’era andato e sapevo quanto era stato doloroso per nostro figlio. Chiedevo a Dio, che cosa dovevo fare. Il Signore mi ha detto molte volte, attraverso la Parola di Dio, che dovevo affidare la cosa a Lui, avere fiducia e che Lui se ne sarebbe occupato. In chi potevo avere fiducia, se non nel Signore Gesù? Puntai tutto su di Lui. Il Signore Gesù ha suscitato nei miei suoceri – nei genitori del mio legittimo consorte – l’affetto per il mio secondo figlio (che per loro era un estraneo) nato dalla mia unione non sacramentale, al quale loro si sono affezionati come al loro nipote. Ora vivo a casa loro insieme ai bambini. Sebastian (il figlio della mia seconda unione) li chiama “nonna” e “nonno”, loro lo portano all’asilo e lo vanno a prendere, quando io sono al lavoro.
Dopo essermi accostata al Sacramento della Penitenza ed aver accolto pienamente Gesù nel mio cuore, ho ritrovato la pace e la gioia. Il mio figlio più piccolo cresce bene, è un bambino ubbidiente e sereno, non si direbbe che cresca in una famiglia in cui la mamma ed il papà non vivono insieme. Quando sono uscita dal peccato, ho affidato i bambini a Gesù e il Signore li ha messi sotto la Sua campana di vetro, che li protegge.
Sono grata a Dio per la grazia di avermi aperto gli occhi, come al cieco Bartimeo del Vangelo, cosicché io potessi vedere che l’uomo con cui stavo non era mio marito (episodio della Samaritana). Mio marito è colui, al quale ho fatto le promesse matrimoniali e con il quale ho stretto un’alleanza di fronte a Dio. Voglio ringraziare la Comunità dei Matrimoni in Difficoltà Sicar, per avermi sostenuto nei miei sforzi per la salvezza mia e di mio marito. Infatti io sono responsabile della salvezza del mio coniuge che, vivendo con un’altra donna, è cieco, perché vive nelle tenebre e nel peccato, mentre Satana astutamente addormenta la sua coscienza.

Le porgo i miei distinti saluti

Bożena
Polonia

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13.02.2017

Mi chiamo Iwona e sono sposata da 11 anni. Nel maggio del 2006 ho celebrato con mio marito il sacramento del matrimonio, dopo 8 anni di conoscenza. I primi quattro anni della nostra vita coniugale li considero felici, anche se non sono mancati i periodi difficili (ho avuto tre aborti spontanei, in diverse fasi della gravidanza). Le perdite dei bambini sono state, sia per me che per mio marito, dei grandi dolori e purtroppo anche il momento, in cui abbiamo cominciato ad allontanarci. Allora è iniziata nel nostro matrimonio una grave crisi, in seguito alla quale mio marito, nel febbraio del 2012, se n’è andato di casa, dopo avermi detto che il suo amore si era esaurito. Sei mesi dopo ha presentato domanda di divorzio, rifiutando qualunque tentativo da me proposto di salvare il matrimonio. Dopo un anno, nonostante il mio dissenso, il tribunale ha emesso la sentenza di divorzio, il che ha permesso a mio marito di sposarsi con rito civile con la donna, con cui sta ora e dalla quale attualmente ha una figlia nata fuori dal matrimonio.
Dopo che mio marito se n’è andato, il mio mondo si è sgretolato. Allora ero sicura solo di una cosa, che amavo mio marito e volevo continuare ad amarlo e che desideravo salvare il nostro matrimonio. Tuttavia non sapevo come fare, mi sentivo come in una trappola. E allora, in quello stato di impotenza, mi è venuto in soccorso Gesù. Ha messo sulla mia strada dei sacerdoti, che mi hanno dimostrato e fatto capire che, in quanto coniugi, eravamo uniti da un sacramento, che era indissolubile ed era fonte di molte grazie.
In seguito ho conosciuto la Comunità dei Matrimoni in Difficoltà Sicar, dove ho incontrato dei laici, che si erano trovati in situazioni simili alla mia e nonostante ciò perseveravano nella fedeltà al loro coniuge e coltivavano il loro amore per lui, anche se spesso quel coniuge aveva ormai un’altra unione. E quello è stato il momento, in cui ho cominciato a credere che il mio matrimonio potesse essere salvato, non più dalle mie forze, ma dalla Potenza Divina, che scaturisce dal Sacramento del Matrimonio. Così è cominciato il cammino della mia conversione, del lavoro su me stessa e il tempo della collaborazione attiva con Dio-Gesù Cristo, per il quale nulla è impossibile. Quel cammino dura tuttora. Ho perdonato a mio marito l’abbandono e il tradimento, prego per lui e per la donna, con cui sta. Lo amo e desidero il suo vero bene, prima di tutto che sperimenti la grazia della conversione e dell’Amore di Dio. Io stessa sperimento ogni giorno , da quando mio marito se n’è andato, un amore sempre più incondizionato per lui, lo amo per il fatto che c’è, anche se non è con me. Sono pienamente consapevole del fatto che questo amore, che si rinnova nel mio cuore, è una grande grazia, che viene dal fatto che mi sono aperta al sacramento del matrimonio. Sono fedele a mio marito e disposta alla riconciliazione e alla ricostruzione della nostra unione, se solo mio marito esprimerà questa volontà. Poiché nell’unione attuale di mio marito è nata una bambina, sono pronta al suo ritorno anche con la bambina e a circondare quella bambina di cure e di affetto. Sono anche consapevole del fatto che mio marito ha il dovere di provvedere al mantenimento di quella bambina dal punto di vista economico e non ho niente in contrario.

Iwona
Polonia

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13.02.2017

Mi chiamo Bernadetta e sono in un’unione matrimoniale sacramentale da 26 anni. Con mio marito ho avuto un figlio ed ho perso due bambini (a causa di aborti spontanei). Dai familiari e dagli amici eravamo visti come una coppia felice e armoniosa, tuttavia ora, a distanza di tempo, vedo che certi miei comportamenti, la mia immaturità e il mio egoismo hanno contribuito a far nascere una crisi coniugale.
Nel 2006 nella vita di mio marito è comparsa un’altra donna. All’inizio lui dichiarava di voler salvare il nostro matrimonio, prometteva di rimediare a tutto e diceva che avremmo ricostruito il nostro rapporto (ci sono state preghiere recitate insieme, esercizi spirituali e pellegrinaggi). Mio marito ha mantenuto questo atteggiamento per qualche mese, tuttavia dopo due anni ha deciso di andarsene e di legarsi a quella donna. Nel 2011 dalla loro unione è nato un figlio. Nel 2013 mio marito ha presentato domanda di divorzio e nel 2014 ha contratto un’unione civile.
Nel momento in cui mio marito se n’è andato, tutto il mio mondo è crollato. La disperazione e il dolore si mescolavano alla paura per il futuro mio e di mio figlio. Ora però, dopo qualche anno, posso dire che su quelle rovine e macerie, il Signore mi ha aiutato a ricostruire la mia vita. Ha messo sulla mia strada delle persone, tra l’altro della Comunità dei Matrimoni in Difficoltà Sicar, che con la loro testimonianza mi hanno indicato una strada, che valeva la pena di percorrere. E’ la strada, sulla quale a fare da guida è il Signore. Il mio rapporto stretto con Dio mi ha permesso di scoprire e di capire, quale grande valore abbia il Sacramento del Matrimonio e quanto sia serio l’impegno assunto con le promesse matrimoniali. Ho capito anche che, in quanto moglie abbandonata, non restavo sola nel nostro matrimonio, perché con me c’era Dio – sempre fedele, che amava allo stesso modo me e mio marito e ci vedeva sempre insieme. Piano piano nel mio cuore è nato il perdono e l’amore per mio marito, che era stato da lui “calpestato”, è rinato in una dimensione del tutto diversa. Durante la causa di divorzio, quando il giudice mi ha chiesto, se amavo mio marito, gli ho risposto che lo AMAVO, anche se era un amore difficile e doloroso. Ho aggiunto anche che il divorzio per me non cambiava nulla, perché il nostro matrimonio sacramentale rimaneva. Io aspetto mio marito e se lui un giorno deciderà di cambiare la sua vita e vorrà tornare nella nostra famiglia, vorrei che sapesse che io continuo ad attenderlo e sono pronta ad accoglierlo insieme al figlio che gli è nato fuori dal matrimonio (se ce ne fosse la necessità).
La nostra difficile situazione può apparire senza soluzione dal punto di vista umano, e il nostro matrimonio può sembrare impossibile da salvare. Io però confido in Dio e in Lui ripongo la mia speranza per il risanamento della nostra unione. Credo che, se il nostro matrimonio verrà risanato, Dio si prenderà cura di ciascuno di noi e si prenderà cura anche del figlio di mio marito, che ha bisogno dell’amore dei genitori. Prego continuamente per la conversione di mio marito e prego anche Dio di darmi la forza di perseverare nella fedeltà alle promesse matrimoniali.

Le porgo i miei distinti saluti

Bernadetta
Polonia

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13.02.2017

Mi chiamo Grzegorz. Ho 34 anni. Dal 2008 sono in un’unione matrimoniale sacramentale, celebrata dopo 4 anni di conoscenza. A giugno di quest’anno saranno passati quattro anni da quando mia moglie mi ha lasciato e si è legata ad un altro uomo. Ho una figlia di otto anni.
Gli inizi della nostra unione sono stati molto felici. Purtroppo non avevamo un rapporto intenso con il Signore e mia moglie frequentava delle amiche, che a loro volta stavano distruggendo le loro famiglie. Ho risentito molto dell’abbandono da parte di mia moglie. Non riuscivo ad accettare la perdita delle due persone a me più care, il fatto che ora sarebbero vissute con qualcun altro. L’enorme dolore che provavo ha fatto sì che nella preghiera mi rivolgessi a Dio per avere aiuto. Dio ha trasformato il mio cuore, mi ha dato la fede. Ho riconosciuto la mia debolezza e impotenza e il fatto che da solo non potevo fare nulla. Ho affidato mia moglie e il mio matrimonio a Gesù. Ho deciso di non acconsentire mai al divorzio e di lottare con tutte le mie forze per salvare il mio matrimonio.
Nel frattempo sono entrato a far parte della Comunità Sicar e ho iniziato il Cammino Neocatecumenale. Una settimana prima della prima udienza per il divorzio, ho saputo che mia moglie aspettava un figlio dall’altro uomo. Alla notizia di quella gravidanza e del fatto che non intendevo acconsentire al divorzio, quasi tutte le persone a me vicine, come i miei genitori, i parenti e gli amici, mi hanno voltato le spalle. Mi è rimasto solo Gesù, che bendava le mie ferite. Ci sono stati dei momenti in cui mi sono ribellato e ho chiesto a Dio perché quello capitasse proprio a me, sapendo nello stesso tempo che solo Lui mi poteva aiutare. Ero estremamente agitato, mi tormentava la domanda, perché nonostante quella ferita e quella umiliazione io continuassi ad amare mia moglie. E dopo un po’ Dio mi ha fatto capire che era stato Lui a riversare nel mio cuore l’amore per mia moglie, che quello era un dono, che avevo ricevuto da Lui. Quando ho compreso tutto ciò, è arrivato l’acquietamento e ho ricevuto la pace nel mio cuore. Continuavo a perseverare nella preghiera, offrivo digiuni, novene e sacramenti per l’intenzione di mia moglie e il Signore mi faceva capire che era con me.
Nell’aprile del 2012, cioè a 10 mesi dall’abbandono, mia moglie che aspettava un figlio dall’altra unione, è tornata da me. La mia gioia è durata poco, perché subito dopo la nascita di quel bambino, mia moglie ha ripreso la relazione con l’altro uomo, ferendomi molto in questo modo. Nel settembre del 2012 è di nuovo andata via di casa.
Oggi sono passati quattro anni da quei fatti. Sono ancora pronto al ritorno di mia moglie insieme al figlioletto di quattro anni, che ha avuto fuori dal matrimonio. Spesso mi chiedono, come sia possibile che io riesca ad accogliere mia moglie con un bambino, di cui non sono il padre. Mi viene in aiuto il brano delle Sacre Scritture, in cui durante una discussione tra gli apostoli, Gesù mette di fronte a loro un bambino dicendo:«Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome, accoglie me» (Lc 9,48). Queste parole per me dicono molto, perché da solo io non posso fare nulla, ma in Gesù posso tutto. Con la Sua forza ho perdonato, nel Suo nome sono pronto ad accogliere quel bambino. Sono anche consapevole della mia responsabilità per la salvezza di mia moglie. So che un marito, come capofamiglia, ha il dovere di guidare la sua famiglia verso Dio. Al Giudizio Universale, che un giorno verrà, dovrò rendere conto di come ho assolto questo compito. Perciò nessuna circostanza, nemmeno così difficile come nel mio caso, mi esime dalle promesse fatte di fronte a Dio, quando ho giurato amore, fedeltà e lealtà e che non avrei lasciato mia moglie fino alla morte. Gesù insegna che il buon pastore cerca la pecorella smarrita e che c’è più gioia in cielo per un peccatore convertito che per cento giusti. Queste parole mi fanno credere fermamente che anche mia moglie potrà aprirsi all’azione della grazia di Dio ed ottenere la Sua misericordia gratuita e illimitata.
Sono convinto del fatto che qualsiasi matrimonio sacramentale possa essere salvato, perché Dio ha stretto con noi un’alleanza e il nostro legame è santificato da Lui. Sono consapevole del sacrificio affrontato da Gesù sulla croce per me, per farmi uscire dal mondo delle tenebre. Così anch’io ora, attraverso la croce, attraverso il mio atteggiamento assiduo di digiuno e di preghiera desidero impetrare la grazia che mia moglie accolga il dono della conversione.

Grzegorz
Polonia

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13.02.2017

Con mia moglie Kama, che amo molto, ho celebrato il sacramento del matrimonio 24 anni fa. Dopo tre anni di vita coniugale, nel mio matrimonio si è manifestata una crisi, che anch’io ho contribuito a provocare. Ho tentato di salvare il nostro matrimonio. Purtroppo mia moglie si è rivolta al tribunale, per chiedere il divorzio e lo ha ottenuto in modo unilaterale, senza il mio consenso. Qualche mese più tardi ha sposato con rito civile un altro uomo e nella loro unione dopo un po’ è arrivata una figlia. Nonostante i miei sforzi di mettermi in contatto con mia moglie e di incontrarla, non la vedo da 17 anni. Continuo ad esserle fedele. Un grande sostegno nell’adempimento delle promesse matrimoniali è per me la Comunità dei Matrimoni in Difficoltà Sicar, alla quale appartengo.
Non ho mai abbandonato la speranza di veder rinascere il mio matrimonio. Non ho mai smesso di amare mia moglie. Il mio amore per lei attinge al mio rapporto con Dio, all’esperienza del Suo amore per me. Nonostante l’arrivo di una figlia nell’unione non sacramentale di mia moglie, non è stata indebolita la mia fede e la speranza che lei ritorni da me. Le ho chiesto scusa per i miei errori ed ho perdonato le sue colpe nei miei confronti. Mia moglie sa fin dall’inizio che sono disposto ad accogliere, amare e crescere la figlia presente nella sua unione attuale con un altro uomo, se volesse tornare da me con lei. Sono aperto anche ad una riconciliazione con il partner di mia moglie. Il mio desiderio è che ci riconciliamo tutti insieme, gli uni con gli altri, e viviamo a gloria di Dio in un’autentica amicizia.
Sono consapevole del fatto che io e mia moglie siamo legati da un’alleanza indissolubile con il Signore Gesù, che è il garante del nostro matrimonio, il suo principale testimone e difensore. Amo molto mia moglie, le sono stato e le sono fedele. Desidero riconciliarmi con lei.
Prego ogni giorno per il risanamento del mio matrimonio, perché mia moglie ritrovi la strada verso la riconciliazione con Dio e perché – secondo la volontà di Dio espressa nelle parole delle promesse, che ci siamo fatti – possiamo stare insieme. Prego anche perché il suo partner attuale si apra al Signore e al Suo amore. Prego per la loro figlia, affinché anche lei sia testimone dell’amore autentico e lo sperimenti lei stessa. Prego affinché nessuna persona e soprattutto nessun religioso giustifichi mia moglie e le consigli di mantenere “alcune espressioni di intimità” con un altro uomo, rifacendosi al punto 298 dell’esortazione Amoris Laetitia.

Un saluto nel Signore

Andrzej
Polonia

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Raccomandare:

Disegno – http://it.sychar.org/disegno/

Cambiamenti nel modo di parlare del matrimonio sacramentale dopo il divorzio – dall’eutanasia mentale al linguaggio del Vangelo – http://it.sychar.org/eutanasia

Qualsiasi matrimonio sacramentale in difficoltà può essere salvato? – https://www.youtube.com/playlist?list=PLobUwltc9GBbR4g7Wz2EvN5K40D_wPRya